LA MUSICA ANTICA DI BASILICATA COME STRUMENTO DI COMUNICAZIONE DELLA CULTURA LUCANA La tradizione lucana e la riscoperta delle antiche melodie diventa un progetto di rivalutazione etnica in Basilicata. Questo è l’intento dell’Associazione Culturale Multietnica Europea, nata nel 2003 dall’iniziativa di un gruppo di amici lucani che, accomunati dall’amore per la propria terra, hanno deciso di riproporne la cultura affidandosi al fascino della musica antica nuovamente arrangiata. L’ideatore del progetto, nonché direttore artistico della stessa Associazione, è Graziano Accinni, chitarrista di Mango dal 1981, e dal 1986 ad oggi presente in tutti i lavori del cantautore lagonegrese, attività alternata ad altre importanti collaborazioni con artisti del calibro di Mina, Lucio Dalla, Miguel Bosè, Mariella Nava, Rosario Di Bella, Mirò, Laura Valente, e Jan Anderson, leader del famosissimo gruppo rock inglese Jetro Tull, nonché il più grande dei flautisti attualmente in attività in tutto il mondo. La datata esperienza di Graziano Accinni nel mondo della musica italiana e la forte passione manifestata nella riscoperta musicale della storia della Basilicata, hanno costituito l’indispensabile connubio volto a sollecitare l’entusiasmo di quanti credono nell’efficacia culturale riposta nel recupero della propria identità regionale e nel consequenziale confronto con le altre culture del mondo. Nel perseguimento del proprio obiettivo l’Associazione Culturale Multietnica Europea, presieduta da Franco Accinni, ha così incanalato le energie nella promozione di rassegne e concerti realizzati soprattutto nel Sud-Italia, e che hanno trovato il loro perno nel lavoro del gruppo Ethnos, finalizzato a “ridar voce” alla quotidianità dei nostri nonni e padri, la cui memoria riserva ancora emozioni, amplificate naturalmente attraverso la magia della musica e dello spettacolo. Sono dunque la ricerca e l’amore verso la propria terra che animano gli Ethnos, capaci di trasformare nenie, canti alla Madonna, tarantelle e ballate popolari in brani dalle caratteristiche tecniche nuove, dalla musicalità incentrata sul virtuosismo dei componenti del gruppo. Si tratta di artisti di ragguardevole spessore, guidati dalla maturità professionale di Graziano Accinni che con coraggio si è cimentato in sperimentazioni di grande impatto live che, a giudicare dal consenso sinora riscontrato dal pubblico, coinvolge garantendo successo. Per Accinni, inoltre, si tratta di ripercorrere le tappe della sua infanzia in quanto, in una famiglia di musicisti che lo ha avviato su una strada già battuta, il suono della tradizione ha rappresentato un importante punto di partenza che oggi ritorna nella sua produzione artistica a cui si aggiungono i trascorsi con il gruppo folk del suo paese. Gli Ethnos, “una partitura per diciotto corde e voce”, in cui i protagonisti sentono che attraverso il dialogo tra tre chitarre ed una voce narrante scorre la vita di una civiltà, la civiltà contadina del popolo lucano con il suo carisma antico e misterioso, la cui semplice ricchezza si tenta di ripercorrere in un viaggio immaginario. Un popolo umile ma dignitoso quello lucano, che con il volto chino va ancora incontro alla Madonna nera; un’umanità che non crede in monachicchi, streghe e filtri magici, ma ne conserva la ritualità, i gesti, ma anche i suoni, i sapori e i colori. Lo stesso dialogo tra le chitarre e le voci sono volti a riproporre i momenti della vita che scorrono tra realtà e magia con i loro tempi, dal lento e ritmato lavoro dei campi, al dolore, alla morte, alla redenzione. È attraverso la dolcezza del suono delle corde e la forza evocativa della voce che si cerca di dare un volto ad un popolo, il popolo lucano. Ma è nella sua identità di parte costitutiva dell’Associazione Culturale Multietnica Europea che Ethnos svela, quasi all’interno di un’ambivalenza, il senso tutto del progetto. Infatti, mentre Ethnos sta ad indicare un raggruppamento umano basato su caratteri razziali, linguistici e culturali, la qualifica Multietnico si riferisce ad una molteplicità di etnie e non ad un solo agglomerato sociale. Nell’ambito di questa dialettica il gruppo propone un’idea di spettacolo che, se da un canto intende avvalersi di melodie popolari, dall’altro tenta di realizzarle con figure di linguaggio e forme espressive contemporanee. L’interesse per tali linguaggi muove non soltanto dal legame con le nostre realtà storico-culturali, ma anche dalla convinzione che il vissuto di ogni comunità possa coincidere con nuove letture interpretative. Questo implica che ogni comunità é capace di ripensare in maniera creativa e critica il suo passato, giacchè la coscienza di esso può permettere di rinvenire la distanza che lo separa dal presente ed essere così rievocato con apporti significativi che contribuiscono a valorizzarlo. Il processo d’interpretazione che gli esecutori mettono in atto mira sì ad avvicinarsi alle radici antiche, ma muovendosi tra due sponde, quella della comprensione e quella della trasformazione, dal momento che le interpretazioni variano nel tempo rapportando l’opera alla personale esperienza che, inevitabilmente, modifica il senso ma non il contesto storico. È questa una scelta apertamente dichiarata nel progetto dell’Associazione: essa non intende poggiarsi su un criterio storico e scientifico che miri a ricostruire il contesto esatto in cui un’opera è apparsa, e quindi restituirle il valore che essa ha avuto all’epoca, collocandola nella giusta posizione di un accadere cronologico; ma si avvale di un criterio che si può definire “produttivo”, che tende a rivalutare le antiche melodie popolari sottraendole all’oblio del loro tempo di appartenenza per attualizzarle. Ed è per questo che la performance che l’Associazione musicale offre investe il campo della contaminazione anche fra generi, applica ad una melodia un ritmo che non gli è proprio, oppure utilizza strumenti della nuova tecnologia per imporgli un linguaggio contemporaneo. Per l’Associazione riscoprire le proprie radici etniche non equivale dunque ad intraprendere una ricerca con rigore scientifico, ma usare le melodie popolari come stimolo ad una rilettura in cui sia liberamente concesso con uno scambio e un’apertura continua, un intreccio tra modelli e possibilità diverse, un confronto incessante tra punti di vista. Insomma una dialettica tra il vecchio e nuovo, tra ciò che è stato e il suo recupero in un nuovo contesto, senza la compostezza e la rigidità di uno schema, ma la proposta di un libero adattamento, come testimonianza di un processo creativo che rintraccia la sua ragione d’essere nella stessa manifestazione artistica. L’Associazione Culturale e Multietnica Europea nelle sue due formazioni, Ensemble (Ethnos-sestetto) e il trio Musica Antica di Basilicata affida alla propria attività artistica la diffusione della tradizione culturale della terra di Basilicata investendo nel dialogo con le varie associazioni lucane sparse per l’Europa e il resto del mondo. Il fine del progetto consiste così, attraverso il recupero della storia di appartenenza, nella rivalutazione della propria identità, e nel tentativo di proporre alle nuove generazioni le melodie dei nostri padri alla cui sopravvivenza la globalizzazione sembra attentare ed annullare sempre di più, cancellando ogni confine territoriale e culturale. Ed è proprio il valore della particolarità etnica e geografica che l’Associazione difende appellandosi alle possibilità di scambio interculturale distinguendosi come strumento indispensabile di crescita umana. D’altronde non potevano che essere questi i requisiti di un’iniziativa quale quella intrapresa dai membri dell’Associazione fondata con lo scopo di riappropriarsi della propria dimensione spazio-culturale legata alle prospettive di apertura e dialogo multietnico.